di Marco Molino    Sabato 13 Marzo 2010 23:34    PDF Stampa E-mail
Bagnoli, cercasi identità

Un’area di 8 mila metri quadrati, una popolazione di oltre 25mila abitanti, un articolato progetto di riqualificazione urbana e ambientale del valore di quasi mezzo miliardo di euro. Grandi numeri e grandi ambizioni caratterizzano la storia recente di Bagnoli, l’ex quartiere industriale eternamente sospeso tra l’avvilente stato di degrado e la speranza di una futura rinascita.

Ma per capire veramente le vicende che animano la Bagnoli di oggi (e che indirizzeranno le scelte di domani), è necessario partire dal racconto di un “peccato originale” commesso oltre un secolo fa.

 

IERI…

EVVIVA  L’ACCIAIO! – Per il secondo governo Giolitti, nel 1904 la priorità è quella di modernizzare un paese ancora prevalentemente agricolo. Ed è in questo quadro che per il capoluogo campano si stabilisce di avviare un processo di forte e rapida industrializzazione gestito dalla mano pubblica.

Un preciso programma di interventi ancora non è stato predisposto, quando si fa avanti l’Ilva, società siderurgica nata a Genova nel 1905, che decide rapidamente di fondare uno stabilimento a Napoli per approfittare dei benefici economici e fiscali previsti dalla nuova norma. La scelta cade sull’area agricola tra Bagnoli e Coroglio sia per il basso valore dei suoli, sia per la presenza del mare e quindi di un utile approdo per il carico e lo scarico dei materiali.

Le poche voci che cercano di richiamare l’attenzione sui possibili danni ambientali causati dal progetto, rimangono inascoltate. Alcuni sperano che almeno lo sviluppo possa avvenire in modo coerente con la natura circostante, con quel paesaggio dell’antica Balneolis (piccoli bagni), già apprezzata dai greci e dai romani che qui vi scoprirono anche le qualità “miracolose” delle vicine sorgenti termali di Agnano. Ma i lavori per la sistemazione dell’insediamento, conclusi nel 1911, non lasciano spazio a illusioni sulla destinazione del sito: 1,2 milioni di metri quadrati di terreno sono occupati dai capannoni, dai cinque enormi forni e da tre altiforni di 250 tonnellate ciascuno, intorno ai quali cominciano a lavorare 1.200 operai.

 

La presenza delle acciaierie condiziona in modo determinante il successivo sviluppo della città, bloccandone l’espansione verso occidente e mutando radicalmente la “vocazione” della zona, che nei primi decenni del secolo sembrava ancora avviata verso un futuro di stazione balneare e di villeggiatura, e che invece si trasforma rapidamente in un anonimo quartiere di periferia industriale.

A partire da secondo dopoguerra, l’area è al centro di  un vertiginoso sviluppo demografico: il censimento del ’51 rileva 25.500 abitanti, più del doppio rispetto a trent’anni prima. Tra il 1951 e il ’61 (anno della trasformazione dell’Ilva in Italsider) a Bagnoli vengono costruite circa 3mila abitazioni (su un totale di 11mila), metà delle quali case popolari.

Nel corso degli anni sessanta, mentre gli abitanti raggiungono quota 32mila, scompare definitivamente l’attività turistico-balneare. Chiudono gli ultimi alberghi rimasti. Per l’installazione di nuovi impianti  e l’ampliamento di quelli esistenti, inoltre, le acciaierie acquisiscono nuovi spazi mediante una colmata a mare. Nell’area sono impiegati circa 8 mila operai, ma emergono anche i primi segnali di crisi del mercato dell’acciaio. Nel 1978, un comitato tecnico dell’Iri riscontra che i passivi fatti registra fin dal ’69 dallo stabilimento di Bagnoli sono causati da “deficienze impiantistiche e produttive non eliminabili per carenza di spazio”, prevedendo la necessità di una “progressiva chiusura”. Nel 1985 si ferma lo stabilimento dell’Eternit, impossibilitato a mantenere in vita lavorazioni altamente nocive. L’area, sgomberata dagli impianti, è sottoposta a una prima  bonifica ambientale. La chiusura definitiva dell’Italsider avviene nel 1993.

Bagnoli volta pagina.

OGGI…

LA LUNGA ATTESAUn’immensa terrazza artificiale affacciata sul golfo. Di fronte, uno dei panorami più belli del mondo. Quella triste piattaforma di terriccio e cemento lunga un chilometro, la “Colmata a mare”,  racchiude in se tutte le contraddizioni di un quartiere che da anni vive nel limbo tra ciò che è e ciò che dovrebbe (vorrebbe) diventare.

Il piano per la salvaguardia di Bagnoli, approvato nel 1996 e tuttora in atto (seppure con alcune “varianti”), prevede lo smantellamento dei capannoni e la bonifica dei suoli su una superficie di circa due milioni di mq allo scopo di “recuperare il valore ambientale e realistico dell' ex area industriale”. Dopo la divisione in lotti delle zone da risanare, proprio nel ’96 viene scelta la spiaggia di Coroglio come prima area su cui intervenire. Ebbene, oggi questa è ancora chiusa al pubblico, sommersa dai rifiuti,  e resta irreparabilmente inquinata dai veleni che la fabbrica ha depositato nei decenni passati sul litorale e sui fondali.  Cosa è accaduto, ci si chiede, in questi tredici anni? Di tutto: intoppi burocratici, contenziosi giuridici, riprogrammazioni finanziarie, infinite polemiche tra gli esperti sui metodi della bonifica (“che farne della sabbia inquinata?”). Le cause dei ritardi sono molteplici. Come per altro capita per l’esecuzione di altre opere nell’area. Anche se il motivo che più spesso ricorre nella cronaca degli interventi incompiuti, è la mancanza di fondi. Un problema che rischia di diventare cronico se i costi continueranno a lievitare, come una recente segnalazione della Corte dei conti ha messo in luce: solo tra il 2003 e il 2007 risulta infatti che le spese sono state “maggiorate” dell'86%, 131 milioni di euro in più di quanto preventivato.

 

Un esempio di “progetto a perdere” lo offre ancora quella costa che dovrebbe contribuire al “rafforzamento della vocazione turistico-culturale dell’area”. E’ il lungo tratto di spiaggia che dal 1962 è coperto da una colmata di materiali di risulta di 220 mila metri quadrati, che in un primo momento si pensa di poter demolire e trasferire (a pezzi) nel porto di Piombino, dove dovrebbe servire per la costruzione di un nuovo molo.  Costo previsto dell’opera, 175 milioni di euro. Nel primi mesi del 2009 il Governo ne ha messi a disposizione 44. La colmata resta.

Una sorte migliore è invece toccata al piccolo litorale Nord, quello verso Pozzuoli, sul quale dall’estate scorsa si può almeno prendere il sole. Il mare è ancora inquinato, ma la sabbia è stata sostituita con quella pulita proveniente dalla Puglia ed è stata completata la bonifica anche in profondità: i lidi non contengono più idrocarburi e vi si può passeggiare o fare elioterapia senza timore di contrarre malattie.

Se sul mare antistante Bagnoli l’unica realizzazione concreta fin ora è stata il restauro e l’apertura al pubblico, nel 2006, del pontile Nord dell'ex acciaieria (lungo oltre 900 metri e trasformato in un'area pedonale adibita al passeggio), l’area interna può almeno vantare la nascita del polo tecnologico della Città della Scienza e lo sgombero, sia pure lentissimo, di vaste zone un tempo occupate dai capannoni e dai forni. In ritardo sui programmi è rimasta soltanto l’area ex Eternit, dove c’è l’amianto, pari a 15 ettari su complessivi 185, quindi equivalente all’8% del totale dei suoli da risanare.

 

Nella zona dove sorgeranno residenze, alberghi e attività terziarie e commerciali, la bonifica è terminata, si attende solo la certificazione da parte della Provincia, e subito dopo dovrebbe partire l’asta per la vendita dei terreni.

La rinascita della Bagnoli di oggi passa anche attraverso la valorizzazione del suo patrimonio storico, come l’archivio dell’Ilva, la fabbrica che rappresenta una testimonianza significativa sull’industrializzazione italiana del XX secolo, dove sono conservati numerosi documenti e fotografie risalenti ai primi del novecento e all’Italia del neorealismo. Un percorso culturale dal passato al futuro che ha trovato anche il suo spazio virtuale nel nuovo portale web dedicato esclusivamente al quartiere flegreo: WikiBagnoli.  Nato dall’esperienza di Wikipedia, l’enciclopedia on line più conosciuta al mondo, il portale è realizzato dal network delle biblioteche digitali campane (Codex) grazie ai contributi di tutti, istituzioni, associazioni e cittadini. Chi lo desidera collabora ad arricchire di contenuti il sito, con video, foto e testi.

In attesa di crescere sul terreno, la nuova Bagnoli prende forma in rete.

 

DOMANI…

IL MONDO DEI SOGNIPrima ancora di realizzarla, la Bagnoli dei sogni, alla Società di Trasformazione Urbana “Bagnolifutura” è stato affidato il compito di immaginarla e progettarla (con il rischio, sempre concreto, che qualche brillante idea possa rimanere confinata, appunto, nel mondo dei sogni). Ma veniamo ai fatti.

Nata nel 2002, “Bagnolifutura” è attualmente presieduta dal professor Rocco Papa. I suoi azionisti sono il Comune di Napoli (con il 90%), la Provincia e la Regione Campania. Il progetto di sviluppo,  approvato sulla base della Variante Occidentale adottata dalla Regione nel 1998 e per il quale sono stati stanziati 460 milioni di euro, prevede la realizzazione di numerose strutture ed aree attrezzate, a cominciare dal grande parco urbano che si estenderà su una superficie di 160 ettari (33 di spiaggia) e i cui lavori sono partiti alla fine del 2009. In programma la costituzione di ampie zone boschive e ricche di esemplari arbustivi tipici del Mediterraneo; aree per attività ludiche, spettacoli ed eventi all’aperto.

 

Oltre al recupero di alcune strutture della vecchia fabbrica come testimonianza di “archeologia industriale”, all’interno del parco si dovrebbe attrezzare un polo sportivo di 30 ettari, con una pista ciclabile di  3.200 metri che si snoderà su un terreno  rimodellato in modo da realizzare un sistema “a crateri”, che riprenda la morfologia tipica dell’organizzazione vulcanica dei Campi Flegrei.

Un campeggio a 3 stelle sarà invece localizzato nella parte meridionale del parco su un’estensione di circa 25.000 metri quadrati. Nell’area vi sarà, inoltre, un “biolago” costituito da due distinte vasche con funzione anche di depurazione del sistema delle acque.

Non lontano dalla mega-struttura che ospiterà il Polo Tecnologico dell’ambiente, è in costruzione (i lavori sono cominciati nel 2007) un acquario tematico per le tartarughe marine ed esposizioni sul mare che sarà gestito in collaborazione con la Stazione Zoologica “Anton Dohrn”. Tra i primi ospiti della struttura, le tre tartarughe ritrovate l’anno scorso miracolosamente vive tra le macerie dell’Aquila.

Sarà invece denominato “Porta del Parco”  un centro integrato che ospiterà aree per la promozione del turismo e una sala conferenze per congressi e manifestazioni di vario tipo. Nella struttura sono previste anche piscine termali, saune, bagni turchi, solarium e due bar.

 

Su un’area di circa 70 ettari, ai margini del parco, si costruiranno alberghi, attrezzature turistiche e residenze. Ma in attesa di avviare le procedure di cessione dei suoli ai privati, la zona è stata oggetto di numerose riprogrammazioni.

Sebbene le destinazioni d’uso delle infrastrutture da realizzare siano molto diversificate, la scelta della Bagnolifutura è stata quella di indire un unico concorso per la progettazione complessiva, stimando un importo dei lavori pari a circa 57 milioni di euro. Secondo il vice sindaco Sabatino Santangelo, almeno duemila famiglie troveranno una casa nella zona occidentale. Il Comune punta a riequilibrare il mix di destinazioni d’uso, promuovendo l’incremento di quelli per le case a fronte di una pari diminuzione di quelli per la produzione di beni e servizi. Ma il rischio, denunciano le associazioni ambientaliste, è che in assenza di specifici vincoli ambientali si possa finire per sacrificare parte del grande area destinata al Parco, aprendo le porte a una nuova, selvaggia cementificazione abitativa.

Nell'insieme alle residenze, tra nuova edilizia e reinsediamenti, saranno destinati 625mila metri cubi, invece dei 410mila inizialmente previsti. Ciò significa che ai circa 1.300 alloggi del piano originario se ne aggiungeranno altri 700, per un totale di circa 2.000, che andranno a costituire un vero e proprio quartiere nel quartiere. Nel contempo, l’offerta di uffici, spazi per la ricerca, per il terziario e per il commercio diminuirà da un milione e 300mila metri cubi circa inizialmente previsti a poco più di un milione.

 

E’ invece rinviato a tempi migliori – neanche a dirlo, per mancanza di risorse – il progetto di realizzare nello spazio dell’ex Officina Meccanica i “Napoli Studios” dedicati alle produzioni cinematografiche e audiovisive. Come rimane un miraggio l’approdo turistico per circa 700 posti barca, in attesa del sempre più lontano recupero della spiaggia.

E il destino della colmata? Per ora, piuttosto che rimuoverla, al Comune hanno pensato bene di trasformarla nella grande piazza che ospiterà il Forum delle culture in programma a Napoli nel 2013. Giusto vent’anni dopo la chiusura degli stabilimenti Italsider.

Per quella data, Bagnoli avrà voltato finalmente pagina?

 

Foto di Marco Molino

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L’autore

Marco Molino, classe 1968, è un giornalista partenopeo. Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Per la testata milanese ha condotto inchieste sul mondo economico e istituzionale campano e sulla gestione dei beni culturali del centro storico di Napoli. Nel 2009, una sua indagine ha messo in luce il problema delle emissioni fuori norma di polveri inquinanti prodotte dall’inceneritore di Acerra. Ha scritto per il Denaro, per L’Espresso Napoletano e per il quotidiano on line Napoli.com.

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