di Marco Molino    Mercoledì 14 Aprile 2010 22:33    PDF Stampa E-mail
“RISCHIA IL CROLLO LA LAVANDERIA BORBONICA DI NISIDA”

Un pezzo di storia del Regno delle Due Sicilie rischia di precipitare tra le acque del Golfo di Napoli. E’ la triste sorte che presto potrebbe toccare alla “Lavanderia Borbonica”, l’edificio ottocentesco che domina la baia dell’isolotto di Nisida. L’antica struttura – denunciano da tempo alcune associazioni in difesa dei beni culturali – è gravemente danneggiata e il costone di roccia su cui è stata costruita, a picco sul mare, mostra evidenti segni di cedimento. Ma la Soprintendenza non ha i fondi per completare il recupero e il progetto annunciato dal ministero della Giustizia per un nuovo utilizzo del sito, è rimasto nel cassetto.

Posta di fronte all’ex acciaieria Italsider di Bagnoli e collegata alla terraferma da un ponte costruito nel 1934, la piccola isola vulcanica di Nisida (appena 2 km di circonferenza) è oggi nota come sede di un istituto di detenzione per i minori. Ma la vocazione “carceraria” del luogo risale a più di due secoli fa, quando i Borbone decisero di trasformare il preesistente castello di età angioina in una prigione per condannati politici. Allo scopo di soddisfare le esigenze della casa di pena, capace di ospitare oltre mille detenuti, nel 1815 sorse anche un edificio destinato ad accogliere le lavanderie e i magazzini, ora conosciuto con il nome di “Lavanderia Borbonica”.

Forse a causa della sua posizione defilata – in cima ad una scogliera nell’ansa della baia  di Porto Paone – la “Lavanderia” è l’unico fabbricato, tra quelli eretti all’epoca sull’isola, a non essere oggi utilizzato dall’amministrazione penitenziaria. Il palazzo è raggiungibile seguendo un sentiero approssimativo nel verde e superando un ponticello di legno in parte crollato. “Quello che ci si trova dinanzi è francamente allarmante”, spiega Antonio Pariante, presidente del Comitato civico di Portosalvo, associazione culturale che si batte per il recupero dei monumenti “a rischio estinzione” del capoluogo partenopeo. “L’edificio è senza porte e finestre, corroso dalla pioggia e dal vento. E a peggiorare la situazione, le grosse fratture ben visibili nel terreno sottostante, che segnalano il grave rischio di scivolamento in mare del costone”.

Secondo Maurizio Simeone, naturalista del Centro Studi Gaiola, il principale motivo di preoccupazione è invece rappresentato dalle pareti completamente in tufo del rudere: “Un materiale che, più di altri, è particolarmente sensibile all’azione del tempo e degli agenti atmosferici. In condizioni così precarie, se non si interviene, prima o poi la struttura potrebbe crollare”.

Verso la fine degli anni ’90, la Soprintendenza ai beni architettonici della Provincia di Napoli ha avviato un parziale intervento per il consolidamento del solaio e di alcune pareti interne pericolanti, completato nel 2005 con un impegno di 25mila euro. “Ma per parlare di un vero e proprio recupero – afferma l’allora direttrice dei lavori, Nicolina Ricciardelli – servirebbe un finanziamento decisamente più cospicuo, finalizzato ad una precisa destinazione d’uso dell’edificio. Fondi che la Soprintendenza certamente non ha a disposizione”.

La  promessa di una “destinazione d’uso” l’aveva fatta nel 2003 il Ministero della Giustizia, nell’ambito dei lavori per la costituzione a Nisida del Centro Europeo di Studi sulla devianza e il disagio giovanile. Il progetto prevedeva la riorganizzazione di tutte le strutture edilizie nell'isola per lo svolgimento di conferenze e incontri internazionali, attività di ricerca, studi e formazione. In un primo momento, la “Lavanderia Borbonica” era stata individuata come il luogo ideale per la “realizzazione delle sale per i seminari, attrezzate con moderni sistemi impiantistici ed informatici”. Alla fine il Centro è poi stato realizzato escludendo dal progetto il monumento. “Che per ricominciare a vivere – conclude la Ricciardelli – avrebbe bisogno di essere inquadrato nell’ambito di attività culturali e ambientaliste aperte al pubblico, impossibili fino a quando sull’isola ci sarà il carcere”.

 

Foto di Marco Molino

 

 

 

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Passeggio, mi siedo su una panchina, guardo il mare che ho visto da lì in ogni momento dell’anno e il mio sguardo si rivolge a sud in cerca dell’altro “Luogo” del mio cuore, quello dei ricordi della mia infanzia.

Quando desideriamo far conoscere a qualcuno il nostro “Luogo” del cuore, è perché gli stiamo dando la possibilità di conoscerci meglio e di entrare nella nostra intimità, è come se gli stessimo presentando una parte importantissima di noi stessi.

Il mio “Luogo” del cuore oggi è una reminiscenza nascosta nel profondo dei ricordi dove si affacciano sul mare con una passeggiata che è incantevole in ogni stagione, ma che io amo ancor di più rispetto alle altre stagioni, l’autunno per il tepore del sole e nonostante il periodo, nei suoi colori, essi mostrano in tutto lo splendore, una rappresentazione unica nel suo genere. Ognuno di noi ha, e se non fosse così consiglio caldamente di trovarlo, un “Luogo” dove è stato felice e dove ha trascorso la sua infanzia, dove sa che negli stessi luoghi per diverse generazioni il suo dna (gli antenati) ha contribuito nel bene e nel male alla crescita della società in cui ci si identifica oggi.

Il “Luogo” del cuore spesso ha a che fare con la propria autostima, quantomeno perché n’è compartecipe dei suoi cambiamenti, infatti, lì si torna, quando bisogna fare i conti con se stessi, quando ci sentiamo feriti da atti compiuti da altri o da noi stessi, quando i nostri valori e le nostre credenze vacillano, quando la nostra vita è in una fase critica.

Nel “Luogo” del cuore si può tornare anche quando si è risolto qualcosa, quando la vita ci sorride e

quando desideriamo farlo conoscere a qualcuno che per noi è molto importante. Ci domandiamo o viene spontaneo chiedersi: qual è quel “Luogo”? Qual è quella parte di noi che apparteniamo al “Luogo”?

Io che sono nato e cresciuto in questo “Luogo” non posso che dire: BACOLI!

Il “Luogo” del cuore che mi ha visto nascere, crescere anagraficamente, formarmi una famiglia e dare nuovi cittadini (figli), ma anche dal punto di vista della propria personalità e del proprio carattere, mi ha visto piangere, mi ha visto chiedere aiuto all’invisibile, mi ha visto sperare e mi ha visto fare a botte con ciò che mi sembrava giusto; come il tifo della squadra del cuore la Sibilla, la ragazza o semplice gare di resistenza a chi le dava o le prendeva di più, invece di vedermi piangere invece ho fatto e mi ha visto anche sorridere con il sorriso più dolce di un ragazzo spensierato figlio di questo “Luogo”.  

Spesso è un’eredità della propria infanzia, che costa molto portarmi addosso, perché vivere in questo paese dovrebbe inorgoglirmi, farmi sentire fiero, perché so di appartenere al “Luogo” che non ha eguale in nessuna parte del mondo. Da questo “Luogo” è partita la più bella, arrogante, stravolgente storia che ha cambiato il destino del mondo allora conosciuto, dalla grandezza della Grecia con quella di Roma.

Come dagli scritti dell’avvocato Race si apprende è da questi “Luogo” che è partita l’avventura che fino ad oggi ha permesso all’Italia di essere quella che è!

Questo “ Luogo” per decenni era considerato dall’Impero la culla dell’Incanto, da Plinio il vecchio a Simmaco fino ai giorni nostri, per ultimo preferito da Einaudi presidente della Repubblica.

Non sembrerà , ma oggi “piango” come non ho fatto nei momenti in cui dovevo, nel guardare come hanno ridotto uomini sciagurati e avventurieri senza scrupolo questo “Luogo”

“Luogo” oggi considerato come il più retrograde e il più trascurato d’Italia, grazie a politici incapaci, stolti, clientelistici che l’hanno ridotto quasi ad una cloaca a cielo aperto.

Basta osservare la spiaggia delle Casevecchie a quella di Marina Grande il degrado in cui versa. Cemento e cemento ha occupato il vecchio posto che una volta era il regno della sabbia “arenile” Insomma, dalle spiagge alle strade, da Capo Miseno a punta Epitaffio, dalle costruzioni civili a quelle pubbliche lontano mille miglia dai canoni di un’edilizia nel rispetto dell’ambiente e del territorio, dove ognuno, grazie alla complicità di personaggi preposti alla sorveglianza hanno lasciato fare girandosi dall’altra parte, così in molti per la predisposizione ad essere sereni e a sentirsi sazi del proprio orticello o del proprio benessere hanno trascurato la parte più importante, la morte del proprio paese, basta osservarlo languire mentre in altri “Luoghi” rispettando le più semplici ed elementari regole essi fioriscono e si sviluppano dando lavoro e benessere ai propri figli e ai tanti migranti, compresi tanti nostri giovani che ogni anno scappano lontano da noi.

Un esempio di cattiva amministrazione sta nel vedere cosa hanno fatto ai marciapiedi, viale Olimpico, nati per i pedoni e in modo particolare permettere ai tanti disabili in carrozzina, già penalizzati per le piante e gli alberi messi al centro del marciapiede e senza contare i polloni che crescono più delle stesse piante (oleandri e simili) ci si mettono le erbacce e gli escrementi vari occupare il passaggio, le mamme con i carrozzini e figli appresso che devono recarsi a scuola sono costretti a districarsi tra i tanti intralci che trovano, perché qualche Genio(premio oscar per l’idiozia) ha fatto restringere, così le persone sono costrette a camminare sulla corsia dove mezzi sempre più padroni della strada sfrecciano velocemente in barba ai pedoni, tutto questo per accontentare pochi egoista e qualche consenso scippato a danno della collettività più debole i Pedoni. (ci terrei a sapere cosa ne pensa il Comandante della Polizia Municipale e il Responsabile dell’antinfortunistica del Comune, pardon, città… se domani qualche buontempone li denunciasse alla Magistratura?)

Forse sono un ingenuo che vive pensando al “Luogo” del cuore ricordandomi giornate piene di luce, di natura, di profumi, persone a noi care che vivono nella speranza di giorni migliori nel vedere Bacoli risorgere ricordandoci i momenti che abbiamo condiviso con chi ci ha amato senza riserve.

Si cerca di tornare nel “Luogo” del cuore per replicare quella magia, perché sappiamo che ci è amico e testimone, ma invece mi assale la più mera delle malinconie nel vederla ridotta come un vecchio giocattolo rotto e sfregiato tra i cumuli dell’immondizia.

Questa è la domanda che voglio rivolgere al nostro sindaco Ermanno e agli amministratori di questo “Luogo”

La speranza può morire del tutto?

gli zombi del 3000
Giuseppe Forte - Giovedì 02 Settembre 2010

I nostri politici?... Sciagurati!!! Esemplari di razza straodinaria per la loro condotta e rispetto per il popolo!

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